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Corpus Christi

montedororaccontato da Marialuisa Montedoro
 
di
Jan Komasa
 
con
Bartosz Bielenia
Aleksandra Konieczna
Eliza Rycembel
Tomasz Zietek
Barbara Kurzaj

fotografia
Piotr Sobocinski Jr.

Sceneggiatura
Mateusz Pacewicz

costumi
Dorota Roqueplo
 

“Corpus Christi”, del talentuoso trentasettenne regista polacco Jan Komasa, è certamente una delle proposte più interessanti passate sugli schermi della 76 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Ispirato ad una storia vera, il film narra la vicenda del giovane Daniel, magnificamente interpretato dall’intenso e in ogni momento credibile Bartosz Bielenia, che dal riformatorio ottiene di essere trasferito in libertà condizionale in un piccolo paese per lavorare in una segheria. Nella piccola comunità a cui è destinato, complice anche il caso, Daniel, che combatte tra l’istinto di fuga ed una pseudo vocazione, si ritroverà suo malgrado a vestire i panni di un prete con tutti gli oneri e gli onori del caso. La storia, già di per sé intrigante, fa da tessuto connettivo alle parti vitali del film: l’amore sacro e l’amore profano, la fragilità della fede e del come dovrebbe essere coltivata, il peccato e la conseguente colpa, ma anche i diritti e la giustizia in rapporto al potere. E poi c’è il tema del perdono, forse il tema centrale di tutto il film.

Ben diverso dalle belle e rassicuranti favole confezionate da certa cinematografia made in U.S.A., che pure riscuotono da noi un certo successo, “Corpus Christi” ci offre una lettura della realtà per nulla manichea; qui i buoni non stanno tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra; c’è solo l’uomo inteso come umanità ed è al centro. Non si parteggia per nessuno ma si prova compatimento per tutti. Un film duro ma anche vivido e sincero. Un film poetico, capace senza alcuna furbizia di mestiere di parlare alla testa e di arrivare al cuore.

Bartosz Bielenia e Jan Komas for Breakaleg