Menu


"Knowledge is power."  Francis Bacondivisorio"Always forgive your enemies - nothing annoys them so much."  Oscar Wildedivisorio"Life is a tragedy when seen in close-up, but a comedy in long-shot." Charlie Chaplindivisorio"If you want a happy ending, that depends, of course, on where you stop your story." Orson Wellesdivisorio"Life is divided into the horrible and the miserable."  Woody Allendivisorio"Cela vieillit, tu sais, d'être une jolie fille sans un sou." Jean Anouilh divisorio"Hell is empty and all the devils are here."  William Shakespearedivisorio"Acting is a nice childish profession - pretending you're someone else and, at the same time, selling yourself."  Katharine Hepburndivisorio"If you don't know where you are going, any road will get you there." Lewis Carrolldivisorio"I'll always be there because I'm a skilled professional actor. Whether or not I've any talent is beside the point." Michael Cainedivisorio"The nicest thing for me is sleep, then at least I can dream." Marilyn Monroedivisorio"La meilleure crème de beauté, c'est la bonne conscience." Arlettydivisorio

Dragpennyopera

mellini
raccontato da
Manuela Mellini
 
liberamente ispirato a The Beggar's Opera di John Gay
 
con
Alessio Calciolari
Gianluca Di Lauro
Stefano Orlandi
Lorenzo Piccolo
Ulisse Romanò

regia
Sax Nicosia
 
drammaturgia
Lorenzo Piccolo

costumi
Gianluca Falaschi
 
Adoro gli spettacoli en travesti, anche se mi scontro sempre con l’umiliante constatazione che questi uomini in calze a rete e tacchi a spillo camminano, sculettano e ballano molto meglio di me. E stasera sul palco ci sono cinque uomini travestiti da donne: la precisazione è d’obbligo perché qui il trucco c’è ed è importante che si veda. Sono madri, mogli, amanti, prostitute, affariste, tutte intente a ruotare intorno all’unico uomo dello spettacolo, talmente travestito da se stesso da non comparire mai sulla scena. Di lui conosciamo la voce e qualche brandello di storia, estrapolato dall’universo femminile che lo circonda. La causa dei suoi guai ce la racconta in prima persona: «Io senza amore non so stare».

 

E questo può diventare un problema, penso. Ma il mio problema principale, al momento, è che ci troviamo in una sala troppo grande, piena, dispersiva, comoda. Questo spettacolo avrei voluto godermelo altrove, per esempio in un locale più raccolto, con un bel palco sul fondo e il pubblico seduto a tanti tavolini. Così magari sarebbe stato possibile vedere anche le sfumature degli ombretti, le linee dell’eyeliner (saranno belle precise o ce l’avranno anche loro una qualche sbavatura, come le vite che raccontano gli attori in scena?), i muscoli sotto i collant, la tensione che corre giù dal viso sotto forma di una minuscola e brillantissima gocciolina di sudore.

 

Già che ci siamo, seduti ai tavolini avremmo anche potuto prendere qualcosa da bere. Niente di violento, per carità, ma magari un Bellini sarebbe sceso giù bene. Ecco, un Bellini sarebbe stato l’ideale: polposo ma frizzante, con la dolcezza della pesca che gioca con l’amaro del prosecco.