Dream Land
Scritto, diretto e prodotto dal regista e architetto (molto architetto) americano Steve Chen (Chicago 1981), “Dreamland” è, però, un film cambogiano in tutto è per tutto. Ed è una vera e propria rivelazione per chi fosse rimasto legato alle immagini di quella Cambogia più volte rappresentata dal cinema, quella della dittatura comunista del regime dei Khmer Rossi dopo l'evacuazione statunitense del 1975, la Cambogia di “Urla del silenzio” , tanto per capirci. La Phnom Penh che conoscevamo non esiste più.
La storia d’amore privata tre Da, giovane e melanconica agente immobiliare, e Kun, fotografo “distratto” dalle grazie femminili, s’intreccia con quella di un Paese impegnato a ricostruirsi, o meglio a costruire. E a cercare di dimenticare.
Se da un lato Da cerca di dimenticare la sofferenza che le procurano le fotografie scattate da Kun alle bellissime modelle, la città cerca di rimuovere gli anni in cui, dopo la caduta di Pol Pot nel 1979, la gente per fame cannibalizzò ogni tipo di edificio, come il palazzo reale di Kep, per rivendersi rame, tegole, persino porte e finestre.
Oggi Phnom Penh è un cantiere in pieno fermento. Il progetto CamKo City (“Cam- bogia e Ko-rea”) prevede la costruzione di un enorme e modernissimo quartiere residenziale a circa 3 Km. dal centro di Phnom Penh, in parte già completato. E qui Chen ci offre una panoramica davvero interessante della trasformazione.





