Xavier Koller. Journey of hope.
Un grido di disdegno. Questo è quello che il regista svizzero Xavier Koller ha voluto trasmettere con il suo film Journey of hope, premiato con l’Oscar come miglior film straniero nel 1991.
Un urlo di dolore, rabbia, contro l’indifferenza verso il valore della vita di questi uomini, donne e bambini che vengono definiti genericamente Migranti, perdendo i loro nomi di battesimo, le loro nazionalità. Non sono più persone, neanche individui, ma numeri. Numeri che formano statistiche per i paesi che li accolgono o meglio in cui arrivano. Numeri portatori di denaro per i trafficanti di esseri umani, che li lasciano in balia di sé stessi, in condizioni disumane.
Un’urgenza, l’urgenza di raccontare già nel 1990 la storia di una famiglia curda, che si divide, che lascia la propria terra per cercare fortuna in Svizzera. Koller legge un articolo su un giornale del suo paese del tentativo di entrare nella sua nazione di un gruppo di turchi e curdi, che attraversano di notte, da soli senza una guida, il passo dello Spluga, desiderosi di passare la dogana inosservati. Purtroppo un piccolo curdo muore assiderato. Ecco così che nasce in Koller la volontà e la profonda necessità di raccontare questa storia.
La storia del Viaggio della Speranza. La speranza di dare un futuro migliore alla propria famiglia, lasciando la propria terra, la terra che si ama e che si lavora con sudore e dedizione ogni giorno. Il coraggio della speranza. Il coraggio di un bambino, la curiosità dell’infanzia, che purtroppo non sempre è anche forza e vigore. Il sostegno e l’aiuto nella difficoltà, tra persone che hanno lo stesso obiettivo, quello di trovare una nuova patria che li accolga, gli dia lavoro e li faccia vivere bene, è una delle cose più commoventi di questo film. Dà una luce illuminante agli esseri umani. Non esistono solo i trafficanti, ma anche le persone per bene. Alla fine degli anni ’80 empatia e pietà erano i sentimenti dominanti verso questi viaggi della speranza. Oggi l’innumerevole numero di persone che arrivano in Europa ha spazzato via questi sentimenti, per far posto a scoop fotografici e visivi e all’indifferenza e allo sdegno. Grazie a Xavier Koller che ci fa ritrovare la nostra umanità.
Michela Tartaglino Mazzucchelli






