Daniel Pennac drammaturgo per caso e per (e)vocazione
Perché Pennac in teatro? Nei suoi libri la letteratura si trasforma magicamente in azione, il teatro è continuamente evocato e perciò è – lo dico faziosamente – quasi necessario: ci trovo Molière e Groucho Marx, il filone della sensata insensatezza e la filosofia del mondo alla rovescia, dell’apologia del caos. Una narrazione che gode senza vergogna delle gioie della lingua e del pensiero. Si ride perché si inciampa, poi tutto torna a posto (sembra), ma il piede fa un po’ male. L’ultima volta che ho visto Daniel, a Parigi a fine 2011, mi raccontava con sollievo di avere finalmente terminato il suo ultimo libro. Adesso i progetti si sono moltiplicati.
Mi pare tu stia vivendo un momento di grande attività.
A febbraio è uscito in Francia Journal d’un corps; mi sono occupato della sceneggiatura del film di animazione Ernest e Celestine e da qualche mese sono al lavoro su Il 6° continente. In più ho terminato la mia tournée con la lettura/ spettacolo di Bartleby di Melville.
Dimmi del nuovo libro.
Journal d’un corps (Storia di un corpo, in uscita ad ottobre per Feltrinelli) è una sorta di diario che il protagonista scrive, quasi dialogando con il proprio corpo, dall’età di 12 anni fino al giorno della morte, a 87 anni. Il fine è osservare le trasformazioni e le infinite sorprese che il nostro organismo ci regala.C’è, spero, un percorso organico e uno spirituale, sentimentale, innestato dentro questo quasi irreale stupore: la meraviglia dell’essere vivi. Nel 2007 ho sentito il desiderio – perché mi capita ancora di avere qualche desiderio – di scriverlo, e dopo quasi 5 anni, eccolo qui.





