Daniel Pennac drammaturgo per caso e per (e)vocazione
Perché è questo che accade oggi, e che abbiamo letto proprio mentre lavoravamo al canovaccio: ci sono già agenzie turistiche che stanno offrendo vacanze organizzate per visitare il sesto continente. Non penso a uno scritto ecologico, né didattico, né moralista, ma a una esplorazione sulle contraddizioni e sulla follia umana.
A che punto sei del viaggio?
Ci sono quasi 18 ore di improvvisazioni, la sostanza dello spettacolo, che devo contribuire a strutturare e mettere in sequenza. Il “testo” che andrà in scena sarà ben poca cosa. Tutto è nella creatività e nell’enorme energia teatrale della troupe.
La regista parla di te come di «un contenitore pieno di idee».
Quando utilizzi il linguaggio del corpo, devi cercare un’altra forma di scrittura. Lo definirei come il linguaggio della voce senza parole. Quello dello scrittore è un mestiere solitario, autistico. Qui si lavora sempre, e solo, insieme.
Grazie a Giorgio Gallione, a Hystrio (4/2012 per gentile concessione dell'editore) e al Centro Culturale Il Funaro di Pistoia.





