Daniel Pennac drammaturgo per caso e per (e)vocazione
Come lavorate?
Partendo dagli spunti più vari. Cosa c’è di più ripugnante di un sapone sporco? Oppure… Dove va la nostra sporcizia quando ci laviamo? A partire da piccole constatazioni si è formato il corpo tematico dello spettacolo. E io intervengo sulla drammaturgia. Ora stiamo lavorando su un’intuizione: l’estrema ricchezza, il lusso, è inconsciamente associata all’idea di pulizia. Nella società dei consumi una Ferrari è, per definizione, idealmente ed eternamente pulita. E una Ferrari sporca è più pulita in confronto a una Panda pulita, che ci appare però sempre un po’ sporca. La povertà estrema è invece, sempre, sporcizia. Ho appena visto in tv un allenatore che sbraitava senza ritegno. Ma l’abito Armani che indossava lo raccontava impeccabile e signorile…
Ho letto che hai preso anche qualche suggestione da Timone d’Atene di Shakespeare.
Timone, lo dico esagerando, in fondo non “racconta” nulla. Un uomo dona tutto ad amici ingrati. Un filosofo gli segnala che la sua generosità non sarà mai ricambiata… E così accade. Quando Timone diventa povero, gli amici lo abbandonano. Timone sviluppa una idea nevrotica di vendetta assoluta contro Atene. Nel nostro spettacolo un uomo di potere caduto in disgrazia si vendica organizzando, per i suoi ex amici, una vacanza nella merda.





