Daniel Pennac drammaturgo per caso e per (e)vocazione
Perdona la domanda tendenziosa. C’è teatro anche in questo testo?
Sì, sta nascendo un progetto di lettura scenica con Clara Bauer e Les Bouffes du Nord. Abbiamo fatto qui a Pistoia, insieme a Stefano Benni, una lettura pubblica di qualche passaggio e ci siamo molto divertiti. Stiamo sviluppando una lettura teatrale di Storia di un corpo anche per l’Italia, tornerò al Funaro per presentarla in anteprima, con Massimiliano Barbini, dal 14 al 16 dicembre.
Dopo Grazie e Bartleby lo scrivano stai immaginando qualche nuovo percorso come lettore/interprete?
Penso a La leggenda del grande inquisitore di Dostoevskij, o Il libro dell’inquietudine di Pessoa e poi sto leggendo un libro terribile e affascinante, La gana, di un pittore che si chiama Fred Deux. Non so perché mi sento attratto dai personaggi che non hanno desideri, forse siamo saturi di… imbecilli. La parola “gana” non ho ancora capito bene cosa significhi.
Dimmi del cartone animato…
Ernest e Celestine è la storia di un grande orso e di una piccola topolina. È diventato un film, presentato a Cannes pochi mesi fa, e poi un romanzo che ho scritto partendo dalla sceneggiatura. E la realizzazione del cartone è stato un lavoro enorme. Il regista è giovanissimo, quando abbiamo iniziato a lavorare aveva 22 anni. C’era un’equipe di quasi 50 disegnatori. E mi è piaciuto molto che questo ragazzo si sia fatto carico di un compito così gravoso, anche attraversando momenti di panico. Ma io ho sempre pensato che avrebbe fatto, come è poi avvenuto, un lavoro magnifico.





